giovedì, giugno 05, 2008
NUOVO CORSO - dichiarazione di dipendenza
Per chiunque mai o diretti gigli,alle vostre satrapiche persone
aduncasse o per quegli
che di voi male dicesse, fellone
sulle trombe e sulle tombe
sulle loro mamme immonde.
Qui va il testo nascosto e invece di nascosto non c'è niente
lunedì, maggio 05, 2008
Roba da chiodi o Intervento a Chianciano

I risultati del voto sono quelli che sono: Berlusconi ha vinto soprattutto grazie ai voti della Lega, che mi risultano piuttosto scontati e annunciati. Infatti basta vivere in mezzo al popolo quotidiano, al popolo cosiddetto spicciolo, per conoscere il livello di insofferenza che è stato generato in Italia rispetto alle problematiche che l’immigrazione pone. Il problema non è di volere o non volere gli extracomunitari al nostro fianco, nei ristoranti, nei cinema o in qualunque altro luogo; il popolo italiano è invece assai generoso e poco razzista. Il problema è la solitudine totale nella quale la gente comune si trova ad affrontare tutte le conseguenze che la convivenza comporta. Fin troppo facile, per una forza politica, cavalcare lo scontento, la paura, il senso di ingiustizia che politiche irresponsabili e superficiali hanno creato e sostenuto. Il fenomeno dell’immigrazione dal sud al nord del mondo, è un fenomeno sociale e come tale non può essere proibito ma deve essere governato con certezza del diritto e con politiche lu(/o)ngimiranti.
Non votano solo gli imprenditori, gli uomini politici, i laureati; votano tutti, votano milioni di persone che malgoverno e colpevole carenza democratica hanno tenuto e tengono nell’ignoranza politica più completa. Esiste una Italia che gran parte della classe dirigente e politica non conosce e non considera; un’ italia di giovani e meno giovani che lavorano le loro otto e spesso nove ore al giorno rincorrendo la rata del mutuo, la bolletta in scadenza, in lotta ogni giorno per qualche decina di euro. Quando sento parlare dei “nostri giovani”, dei “nostri figli”, che sono bamboccioni, che non si adattano ad accettare i lavori che vengono loro proposti, che stanno in casa fino a trenta anni e oltre mantenuti dai genitori, mi chiedo se chi ne parla sa che sta in realtà parlando dei suoi figli, dei figli di una classe privilegiata. I miei figli, e con loro milioni di giovani, lavorano da quando hanno sedici anni, si adattano a tutto, sono autonomi nonostante le emormi difficoltà che incontrano, e lavorano tutti i giorni e tutto il giorno spesso per trovarsi gli ultimi giorni del mese a non avere i soldi per mettere la benzina per andare a lavorare.
Guardano alla politica come ad un oggetto misterioso che macina milioni di euro senza produrre un granchè. Se non si riesce a raggiungerli e a comunicarci non ci sarà da stupirsi dell’aumento dell’astensionismo da una parte e della deriva destrorsa e leghista dell’elettorato dall’altra.
Già molti decenni fa nei suoi studi Reich, e non solo lui, individuava nel connubio tra sofferenza economica e proibizionismo sui temi oggi chiamati eticamente sensibili una spinta determinante nell’affermarsi di regimi autoritari e di ideologie sfasciste; questo si collega al discorso sulle politiche neonataliste e sulla cosiddetta bomba demografica.
Il centrodestra ha vinto sui temi della legalità, della criminalità, della sicurezza. La sinistra non è stata capace in cinque anni prima e due poi neanche di cominciare ad affrontare questi temi. Così ci ritroviamo in un’Italia che nel 2008 tratta ancora due temi centrali per la questione sicurezza, cioè il commercio clandestino di droghe e l’esercizio clandestino della prostituzione come negli anni ’50. Clandestini poi, per modo di dire; il commercio delle droghe avviene nelle piazze nelle strade nelle manifestazioni estive in modo evidente, ma senza controllo; altrettanto si può dire della prostituzione, che oltretutto spesso sconfina nella riduzione in schiavitù.
Una forza politica laica e liberale deve affrontare i temi della legalizzazione delle sostanze stupefacenti, a cominciare dalle droghe leggere, o non droghe, e della prostituzione, sapendo di dare in questo modo una batosta formidabile alle mafie e agli interessi miliardari non dei piccoli spacciatori ma dei grandi trafficanti, quelli che sul proibizionismo hanno costruito una fortuna e un impero. Sapendo di generare in questo modo una diminuizione dei processi e delle carcerazioni; non perché drogarsi o intrattenere rapporti con le prostitute. sia un diritto. Sono facoltà che l’uomo ha sempre avuto, sono fenomeni che hanno accompagnato tutte le civiltà delle quali si ha ricordo. Si tratta di limitare le ricadute negative che possono essere generate dal soddisfacemento di queste facoltà. E non è certo con le schiave minorenni sulle strade e con le pasticche di non si sa che vendute liberamente all’ingresso delle discoteche che se ne limitano le conseguenze negative, anzi.
Facoltà di drogarsi, facoltà di prostituirsi o intrattenersi con le prostitute; sembra quasi ridicolo doverne discutere oggi, eppure due governi di centrosinistra sono trascorsi, e niente nelle vigenti leggi è stato migliorato; oggi dobbiamo sentire Fini, uno degli estensori della pessima ultima legge sul consumo di sostanze stupefacenti, dirci che uno dei primi atti che compirà come Presidente della Camera sarà quello di dotarsi di una sala fumatori; e perché non, seguendo la stessa logica, di una narcosala?
Specialmente per quanto concerne le droghe leggere, le non droghe, sono da ogni punto di vista equivalenti, quanto a pericolosità effettiva, anzi meno dannose di droghe legali come caffè o tabacco. Come ben sa Fini, che è un tabagista incallito, un nicotinodipendente, in parole povere, un drogato.
“Drogarsi” è uno dei primi atti compiuto dall’uomo, probabilmente per caso, vista la quantità di sotanze droganti esistenti in natura. Se mescolare al tabacco una cima di canapa è drogarsi, è altrettanto drogarsi prendere un caffè o alzarsi dal tavolo del ristorante per fumare una sigaretta.
La legalizzazione delle sostanze stupefacenti, insieme a quella della prostituzione, diminuirebbe drasticamente la microcriminalità e toglierebbe ai mafiosi locali la possibilità di assoldare, sfruttare e diseducare un numero assai alto di extracomunitari che trovano nella malavita una possibilità di sopravvivenza.
Il tema del proibizionismo su droghe e prostituzione, ma non solo, è molto più centrale di quanto possa sembrare, perché riguarda una grande percentuale dei reati e delle carcerazioni, una ancor più grande percentuale dei guadagni della malavita e della mafia, e crea una frattura tra giovani generazioni e forze dell’ordine, oltre ad essere un ennesimo fatto di classe, tanto che mentre ai ragazzi si ribadisce il divieto assoluto di coltivare anche una sola pianta di canapa sulla propria terrazza contemporaneamente, nelle notizie di cronaca, troviamo ribadito il fatto che droghe e prostituzione sono non solo concessi ma sono stili di vita per tutto il mondo dell’apparenza televisiva, di spettacolo e politica.
E’accaduto infatti che il 24 aprile scorso, a Roma, i supremi Giudici della Corte Costituzionale , a corti riunite, hanno rigettato le sentenze precedenti e hanno stabilito, in piena sintonia con la linea politica espressa dagli ultimi risultati elettorali, che il proibizionismo in Italia non ha fatto abbastanza danni. E' secondo loro opportuno persistere e perdurare in un'ottica punitiva e coercitiva che entri nel privato degli individui censurando un fatto totalmente privato e privo di ogni conseguenza sugli interessi dei terzi, quale la coltivazione domestica di una pianta, la canapa, che vedeva l'Italia, agli inizi del Novecento, seconda nazione nel mondo, dopo la Russia, per la produzione.
Tenendo conto che di canapismo non è mai morto nessuno, ma che anzi la canapa, in ogni sua varietà, ha dimostrato proprietà terapeutiche avanzate, oltre a una gamma di usi varia ed inconsueta, non è più tollerabile una simile follia legislativa; gli effetti che essa produce sono controproducenti e dannosi; se si può discutere sulle modalità di legalizzazione delle droghe, non è possibile permettere la demonizzazione di un atto innocuo e personale come la coltivazione di una qualsiasi pianta sul proprio balcone o giardino.
Per questo per me l’effettivo ingresso in Parlamento di Rita Bernardini, con il suo record di disobbedienze civili, rappresenta un raggiungimento e, insieme a Donatella Poretti e a Marco Perduca una garanzia per la lotta antiproibizionista radicale. La dichiarazione di Rita Bernardini, là dove dice: “. . . in attesa di una profonda riforma della legge sugli stupefacenti, così come modificata dal duo Fini-Giovanardi, e di un'iniziativa per la quale ci faremo virus nel PD . . . “ mi conforta, perché so che questa è una promessa che sarà mantenuta. Ne è garanzia la storia politica di Rita, trascurata colpevolmente dai media sempre a caccia di notizie sensazionali ma sempre pronti a operare una rimozione sociale dei radicali; mentre si sbandierano condanne, bilanci e vite private di parlamentari, su nessun giornale si legge la storia dei trenta processi per disobbedienza civile sui temi della legalizzazione delle droghe leggere e dell’accesso ai preparati terapeutici derivati dalla canapa, i trenta processi di Rita, che hanno finora prodotto sentenze ognuna diversa dall’altra, fatto questo che dovrebbe interessare tutti quelli che di giustizia dicono di occuparsi, dato che la legge sugli stupefacenti in Italia è applicata secondo l’arbitrio dei giudici locali, e la legge è tutto meno che uguale per tutti.
Una forza politica laica liberale socialista e radicale non può e non deve aspettare a dare una risposta sensata a milioni di consumatori per lo più innocenti, e la risposta, dopo anni di esperimenti desolanti di proibizionismo, non può essere altra che riprendere e rilanciare la battaglia antiproibizionista radicale, dando sostegno, forza e coraggio alle altre forze antiproibizioniste che non hanno trovato ancora sponde nei loro uomini politici.
Viva il Satyagraha 2008 per la pace la democrazia la libertà!
Viva la Rosa nel Pugno!
Viva gli antiproibizionisti radicali nonviolenti!Qui va il testo nascosto
Non votano solo gli imprenditori, gli uomini politici, i laureati; votano tutti, votano milioni di persone che malgoverno e colpevole carenza democratica hanno tenuto e tengono nell’ignoranza politica più completa. Esiste una Italia che gran parte della classe dirigente e politica non conosce e non considera; un’ italia di giovani e meno giovani che lavorano le loro otto e spesso nove ore al giorno rincorrendo la rata del mutuo, la bolletta in scadenza, in lotta ogni giorno per qualche decina di euro. Quando sento parlare dei “nostri giovani”, dei “nostri figli”, che sono bamboccioni, che non si adattano ad accettare i lavori che vengono loro proposti, che stanno in casa fino a trenta anni e oltre mantenuti dai genitori, mi chiedo se chi ne parla sa che sta in realtà parlando dei suoi figli, dei figli di una classe privilegiata. I miei figli, e con loro milioni di giovani, lavorano da quando hanno sedici anni, si adattano a tutto, sono autonomi nonostante le emormi difficoltà che incontrano, e lavorano tutti i giorni e tutto il giorno spesso per trovarsi gli ultimi giorni del mese a non avere i soldi per mettere la benzina per andare a lavorare.
Guardano alla politica come ad un oggetto misterioso che macina milioni di euro senza produrre un granchè. Se non si riesce a raggiungerli e a comunicarci non ci sarà da stupirsi dell’aumento dell’astensionismo da una parte e della deriva destrorsa e leghista dell’elettorato dall’altra.
Già molti decenni fa nei suoi studi Reich, e non solo lui, individuava nel connubio tra sofferenza economica e proibizionismo sui temi oggi chiamati eticamente sensibili una spinta determinante nell’affermarsi di regimi autoritari e di ideologie sfasciste; questo si collega al discorso sulle politiche neonataliste e sulla cosiddetta bomba demografica.
Il centrodestra ha vinto sui temi della legalità, della criminalità, della sicurezza. La sinistra non è stata capace in cinque anni prima e due poi neanche di cominciare ad affrontare questi temi. Così ci ritroviamo in un’Italia che nel 2008 tratta ancora due temi centrali per la questione sicurezza, cioè il commercio clandestino di droghe e l’esercizio clandestino della prostituzione come negli anni ’50. Clandestini poi, per modo di dire; il commercio delle droghe avviene nelle piazze nelle strade nelle manifestazioni estive in modo evidente, ma senza controllo; altrettanto si può dire della prostituzione, che oltretutto spesso sconfina nella riduzione in schiavitù.
Una forza politica laica e liberale deve affrontare i temi della legalizzazione delle sostanze stupefacenti, a cominciare dalle droghe leggere, o non droghe, e della prostituzione, sapendo di dare in questo modo una batosta formidabile alle mafie e agli interessi miliardari non dei piccoli spacciatori ma dei grandi trafficanti, quelli che sul proibizionismo hanno costruito una fortuna e un impero. Sapendo di generare in questo modo una diminuizione dei processi e delle carcerazioni; non perché drogarsi o intrattenere rapporti con le prostitute. sia un diritto. Sono facoltà che l’uomo ha sempre avuto, sono fenomeni che hanno accompagnato tutte le civiltà delle quali si ha ricordo. Si tratta di limitare le ricadute negative che possono essere generate dal soddisfacemento di queste facoltà. E non è certo con le schiave minorenni sulle strade e con le pasticche di non si sa che vendute liberamente all’ingresso delle discoteche che se ne limitano le conseguenze negative, anzi.
Facoltà di drogarsi, facoltà di prostituirsi o intrattenersi con le prostitute; sembra quasi ridicolo doverne discutere oggi, eppure due governi di centrosinistra sono trascorsi, e niente nelle vigenti leggi è stato migliorato; oggi dobbiamo sentire Fini, uno degli estensori della pessima ultima legge sul consumo di sostanze stupefacenti, dirci che uno dei primi atti che compirà come Presidente della Camera sarà quello di dotarsi di una sala fumatori; e perché non, seguendo la stessa logica, di una narcosala?
Specialmente per quanto concerne le droghe leggere, le non droghe, sono da ogni punto di vista equivalenti, quanto a pericolosità effettiva, anzi meno dannose di droghe legali come caffè o tabacco. Come ben sa Fini, che è un tabagista incallito, un nicotinodipendente, in parole povere, un drogato.
“Drogarsi” è uno dei primi atti compiuto dall’uomo, probabilmente per caso, vista la quantità di sotanze droganti esistenti in natura. Se mescolare al tabacco una cima di canapa è drogarsi, è altrettanto drogarsi prendere un caffè o alzarsi dal tavolo del ristorante per fumare una sigaretta.
La legalizzazione delle sostanze stupefacenti, insieme a quella della prostituzione, diminuirebbe drasticamente la microcriminalità e toglierebbe ai mafiosi locali la possibilità di assoldare, sfruttare e diseducare un numero assai alto di extracomunitari che trovano nella malavita una possibilità di sopravvivenza.
Il tema del proibizionismo su droghe e prostituzione, ma non solo, è molto più centrale di quanto possa sembrare, perché riguarda una grande percentuale dei reati e delle carcerazioni, una ancor più grande percentuale dei guadagni della malavita e della mafia, e crea una frattura tra giovani generazioni e forze dell’ordine, oltre ad essere un ennesimo fatto di classe, tanto che mentre ai ragazzi si ribadisce il divieto assoluto di coltivare anche una sola pianta di canapa sulla propria terrazza contemporaneamente, nelle notizie di cronaca, troviamo ribadito il fatto che droghe e prostituzione sono non solo concessi ma sono stili di vita per tutto il mondo dell’apparenza televisiva, di spettacolo e politica.
E’accaduto infatti che il 24 aprile scorso, a Roma, i supremi Giudici della Corte Costituzionale , a corti riunite, hanno rigettato le sentenze precedenti e hanno stabilito, in piena sintonia con la linea politica espressa dagli ultimi risultati elettorali, che il proibizionismo in Italia non ha fatto abbastanza danni. E' secondo loro opportuno persistere e perdurare in un'ottica punitiva e coercitiva che entri nel privato degli individui censurando un fatto totalmente privato e privo di ogni conseguenza sugli interessi dei terzi, quale la coltivazione domestica di una pianta, la canapa, che vedeva l'Italia, agli inizi del Novecento, seconda nazione nel mondo, dopo la Russia, per la produzione.
Tenendo conto che di canapismo non è mai morto nessuno, ma che anzi la canapa, in ogni sua varietà, ha dimostrato proprietà terapeutiche avanzate, oltre a una gamma di usi varia ed inconsueta, non è più tollerabile una simile follia legislativa; gli effetti che essa produce sono controproducenti e dannosi; se si può discutere sulle modalità di legalizzazione delle droghe, non è possibile permettere la demonizzazione di un atto innocuo e personale come la coltivazione di una qualsiasi pianta sul proprio balcone o giardino.
Per questo per me l’effettivo ingresso in Parlamento di Rita Bernardini, con il suo record di disobbedienze civili, rappresenta un raggiungimento e, insieme a Donatella Poretti e a Marco Perduca una garanzia per la lotta antiproibizionista radicale. La dichiarazione di Rita Bernardini, là dove dice: “. . . in attesa di una profonda riforma della legge sugli stupefacenti, così come modificata dal duo Fini-Giovanardi, e di un'iniziativa per la quale ci faremo virus nel PD . . . “ mi conforta, perché so che questa è una promessa che sarà mantenuta. Ne è garanzia la storia politica di Rita, trascurata colpevolmente dai media sempre a caccia di notizie sensazionali ma sempre pronti a operare una rimozione sociale dei radicali; mentre si sbandierano condanne, bilanci e vite private di parlamentari, su nessun giornale si legge la storia dei trenta processi per disobbedienza civile sui temi della legalizzazione delle droghe leggere e dell’accesso ai preparati terapeutici derivati dalla canapa, i trenta processi di Rita, che hanno finora prodotto sentenze ognuna diversa dall’altra, fatto questo che dovrebbe interessare tutti quelli che di giustizia dicono di occuparsi, dato che la legge sugli stupefacenti in Italia è applicata secondo l’arbitrio dei giudici locali, e la legge è tutto meno che uguale per tutti.
Una forza politica laica liberale socialista e radicale non può e non deve aspettare a dare una risposta sensata a milioni di consumatori per lo più innocenti, e la risposta, dopo anni di esperimenti desolanti di proibizionismo, non può essere altra che riprendere e rilanciare la battaglia antiproibizionista radicale, dando sostegno, forza e coraggio alle altre forze antiproibizioniste che non hanno trovato ancora sponde nei loro uomini politici.
Viva il Satyagraha 2008 per la pace la democrazia la libertà!
Viva la Rosa nel Pugno!
Viva gli antiproibizionisti radicali nonviolenti!Qui va il testo nascosto
venerdì, febbraio 29, 2008
il titolo non c'è perchè il presidente mi sta facendo un comizio nelle orecchie

Lo so; infatti non insisto.
Una volta vendute nove cammelle a walter e regalati quattro caproni a enrico, salutati i sei o sette tra salmoni e scimmioni rapiti da silvio, considerato se fausto si merita l'arcobaleno, ne riparleremo. Baci Dina
martedì, gennaio 15, 2008
linkaddina (in polvere, compresse e supposte)
lunedì, gennaio 14, 2008

Buongiorno
Questo è ( sarebbe stato ) il mio primo intervento in comitato, da eletta nella lista nonviolenta per l’ambiente la demografia l’energia ( se la mia ignoranza dei regolamenti reali non l’avesse reso impossibile ) (e a voi, disubbidischi, lo posso ben dire: fu un complotto plutocratico massonico dei più biechi, a buon intenditor poche parole).
Per me essere stata eletta dal congresso significa non certo e comunque non solo venire a Roma quando il comitato viene convocato, parlare al comitato e attraverso di esso agli ascoltatori di radio radicale, fare sfoggio di più o meno spiccate capacità oratorie, nel mio caso scarsissime, firmarsi “membro del comitato di radicali italiani”, secondo me significa assumersi una responsabilità politica, responsabilità di partecipazione e di governo di partito, di un partito antico ed unico.
Nella lettera di convocazione siamo stati invitati a prendere spunto dal documento conclusivo della direzione congiunta di Radicali Italiani e dell’Associazione Luca Coscioni tenutasi lo scorso 22 dicembre: gli obiettivi indicati da quel documento riguardano l’attuazione di riforme economiche per il rientro dal debito pubblico, per la lotta alla povertà o meglio per l’abolizione della miseria, per lo sviluppo del benessere, ma anche indicano chiaramente lo stretto collegamento tra i temi nazionali e quelli transnazionali.
Infatti, come il successo della moratoria sulla pena di morte ha chiaramente dimostrato, l’ azione parallela tra livello nazionale e livello transnazionale è l’unica strada che ci può liberare dalle catene di silenzio e di impraticabilità dalle quali siamo legati.
Il satyagraha mondiale 2008, che è già cominciato , e che deve crescere fino al suo momento di massima espansione, fissato per l’inizio dei giochi olimpici in Cina, lo dobbiamo costruire noi, senza aspettare direttive o indicazioni, per poi magari criticarle quando vengono espresse; e come qualche anno fa ci disse Umar Khambiev, quanto più saremo determinati nel lottare per il rispetto dei diritti nelle nostre avanzate e altamente imperfette nazioni democratiche, quanto più saremo utili per la difesa dei diritti umani in quei paesi dove sono apertamente e costantemente violati.
Quindi il satyagraha mondiale passa anche, nel nostro livello nazionale, per tutte quelle battaglie tradizionalmente radicali di legalità, come quella per gli otto senatori eletti e non nominati, quella per un informazione corretta e completa che renda ai cittadini il diritto a conoscere per deliberare, quella per il recupero della seconda scheda elettorale, una battaglia questa, vinta una prima volta da Marco Pannella quando in occasione del referendum sul divorzio riuscì a rendere effettiva una potenzialità di democrazia diretta che era rimasta sulla carta per decenni; vittoria successivamente vanificata attraverso una infinita serie di violazioni; violazioni delle procedure, violazioni dei risultati, violazioni dello spirito stesso dello strumento referendario, violazioni che hanno impedito il realizzarsi di riforme sostanziali e radicali sulle leggi elettorali, sulla giustizia, sulla legalizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti, sul miglioramento della legge sull’aborto e molte altre. E’ il momento di recuperare quello strumento e di non gettare tutto il lavoro precedente, in particolare a mio avviso dando inizio ad un lavoro sull’abolizione del quorum, a livello nazionale, lavorando sul livello locale, sui tanti livelli locali, degli strumenti di democrazia diretta, organizzando iniziative coordinate e contemporanee come Diego Galli ci suggerisce.
Il satyagraha mondiale passa anche nel nostro paese per tutti quei temi radicali che non sono la difesa a oltranza di una corporazione, di una conventucola o di casi singoli, di zone di ombra e di privilegio, ma sono storicamente la legalità la nonviolenza la disubbidienza civile gli istituti di democrazia diretta, l’antiproibizionismo per il governo dei fenomeni sociali, il rispetto dei diritti umani e civili universali fino al fondamentale diritto ad essere informati correttamente.
Il Satyagraha radicale ha preso avvio ormai da anni: vorrei ricordare un satyagraha nel 2001, quando migliaia di carcerati digiunarono per un apparentemente futile motivo, la legalità del parlamento; il satyagraha dei montagnard, che digiunarono in migliaia per un apparentemente lontano motivo, la presenza delle donne nel governo afgano. Si è intrecciato con la lotta nonviolenta contro la pena di morte, per una morte senza pena (eutanasia), contro la pena nella vita (libertà di cura, di terapia e di ricerca scientifica, abolizione della miseria ); il satyagraha ha preso forma con l’appello per Israele e la Turchia nell’Unione Europea, si è poi allargato al popolo tibetano e a quello cinese, si è arricchito di contributi che hanno indicato possibili ambiti come l’ambiente, l’energia, il rapporto fra uomo e animali, fra uomo e natura; il satyagraha comincia in casa propria ogni giorno e si allarga fino a comprendere la dimensione planetaria senza la quale ogni particolarismo è vano.
E in casa propria, in casa nostra, in Italia, non c’è che l’imbarazzo della scelta per individuare possibili campi d’azione; ieri Rita ci informava sulla sentenza della corte di cassazione del 10 gennaio secondo la quale la coltivazione domestica di piccole quantità di piante di canapa indiana non è lecita. Per i supremi giudici della IV^ sezione penale è da perseguire penalmente la coltivazione, sul balcone di casa, anche di una sola piantina di marijuana, indipendentemente dalle sue caratteristiche droganti. Con il verdetto depositato oggi si dice che è penalmente rilevante la coltivazione a prescindere dalla quantità: "La coltivazione di canapa indiana va sanzionata indipendentemente dall'ampiezza del numero di piante contenenti sostanze tossiche", si legge nella sentenza. Sentenza che contraddice quella del 10 maggio dello scorso anno, quando la Corte aveva assolto un giovane per aver coltivato nel proprio fondo cinque piante di marijuana, perché il fatto non sussisteva, individuando una netta differenza tra la coltivazione in senso tecnico e la detenzione per uso personale. Sostenendo che la cosiddetta coltivazione "domestica" era equiparata alla detenzione per uso personale, ragione per cui la condanna del giovane romano era stata annullata senza rinvio; infatti l’uso personale non è punibile grazie al referendum radicale che ha abrogato l’articolo 1 della legge Iervolino Vassalli, là dove sosteneva che anche l’uso di sostanze stupefacenti è reato. Invece, questa volta, secondo i giudici supremi, il referendum ha reso penalmente lecita solo la detenzione, l'importazione e l'acquisto di sostanze stupefacenti ad uso personale. Non la coltivazione, quindi, che resta "assolutamente vietata". Anche se si tratta di una sola piantina sul balcone di casa; cioè si può, per uso personale, finanziare il mercato illegale ma non produrre autonomamente.
Siamo del resto abituati a queste schizofrenie della legge, e sappiamo come in ognuno delle decine di processi che i radicali hanno avuto per le loro disobbedienze civili sull’argomento sostanze stupefacenti le sentenze e le motivazioni siano state varie e differenti. E l’argomento droga ci riporta a considerare come non sia possibile delimitare specificamente un ambito d’intervento senza allargare la visione; le sostanze stupefacenti c’entrano con le organizzazioni criminali, c’entrano con gli stili di vita del mondo politico passato, penso al caso Montesi, che fu l’occasione di inizio di una delle prime battaglie radicali per la legalizzazione delle droghe, e presente. Le sostanze stupefacenti c’entrano con il conflitto afgano e più in generale con il terrorismo che si finanzia anche con le coltivazioni d’oppio; c’entrano con la politica economica e con l’economia politica, perché costituiscono una buona percentuale di tutti quei flussi di denaro al nero che se anche non sono considerati nei conti pubblici hanno su questi un’influenza se non altro perché li rendono assai imprecisi.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che le droghe sono farmaci e viceversa; ci sono malati di cancro, di sclerosi, di aids, che troverebbero e trovano, in altri paesi, sollievo ai loro sintomi attraverso l’uso di medicinali che in Italia non sono disponibili, se non a caro prezzo, come il Marinol, il Sativex, il Bedrocan ; il ministero della sanità olandese, per esempio, controlla e cura la coltivazione della cannabis, oltretutto biologica, per la produzione di farmaci. Mentre in Italia i malati delle stesse patologie devono rinunciare perché impediti da una burocrazia cieca e sorda che limita l’accesso ai farmaci e soprattutto ai rimborsi.
Il nostro Satyagraha deve riuscire a allargarsi fino a comprendere l’intero pianeta, da una parte, ma anche ad infilarsi nelle infinite pieghe e piaghe di illegalità e quindi di sofferenza che esistono vicino a noi.
Non posso fare a meno di intervenire sull’aborto, anzi ne sento il dovere, molto brevemente. Non mi interessa la filosofica disquisizione se e quando il prodotto del concepimento acquisisca diritti; tanto meno prendo in considerazione il millantato credito di coloro che vorrebbero sostituirsi alle donne nel controllo della riproduzione, e lo tentano da secoli; la legge 194 nacque per attenuare e compromettere lo spirito che aveva guidato la battaglia radicale, cioè la conquista di un diritto di scelta, diritto formale, perché quello sostanziale le donne lo hanno già per natura, per biologia, per storia e per antropologia; tanto che prima non è che non abortissero, abortivano di nascosto, illegalmente, pericolosamente e dolorosamente, ma abortivano lo stesso. Vorrei invece proporre a questi difensori dei diritti umani una moratoria sulle mutilazioni genitali femminili, piaga che insiste su più di cento milioni di donne nel mondo, ed è con questo auspicio che per questa volta vi saluto
arrivederci e grazie
Claudia Sterzi
Questo è ( sarebbe stato ) il mio primo intervento in comitato, da eletta nella lista nonviolenta per l’ambiente la demografia l’energia ( se la mia ignoranza dei regolamenti reali non l’avesse reso impossibile ) (e a voi, disubbidischi, lo posso ben dire: fu un complotto plutocratico massonico dei più biechi, a buon intenditor poche parole).
Per me essere stata eletta dal congresso significa non certo e comunque non solo venire a Roma quando il comitato viene convocato, parlare al comitato e attraverso di esso agli ascoltatori di radio radicale, fare sfoggio di più o meno spiccate capacità oratorie, nel mio caso scarsissime, firmarsi “membro del comitato di radicali italiani”, secondo me significa assumersi una responsabilità politica, responsabilità di partecipazione e di governo di partito, di un partito antico ed unico.
Nella lettera di convocazione siamo stati invitati a prendere spunto dal documento conclusivo della direzione congiunta di Radicali Italiani e dell’Associazione Luca Coscioni tenutasi lo scorso 22 dicembre: gli obiettivi indicati da quel documento riguardano l’attuazione di riforme economiche per il rientro dal debito pubblico, per la lotta alla povertà o meglio per l’abolizione della miseria, per lo sviluppo del benessere, ma anche indicano chiaramente lo stretto collegamento tra i temi nazionali e quelli transnazionali.
Infatti, come il successo della moratoria sulla pena di morte ha chiaramente dimostrato, l’ azione parallela tra livello nazionale e livello transnazionale è l’unica strada che ci può liberare dalle catene di silenzio e di impraticabilità dalle quali siamo legati.
Il satyagraha mondiale 2008, che è già cominciato , e che deve crescere fino al suo momento di massima espansione, fissato per l’inizio dei giochi olimpici in Cina, lo dobbiamo costruire noi, senza aspettare direttive o indicazioni, per poi magari criticarle quando vengono espresse; e come qualche anno fa ci disse Umar Khambiev, quanto più saremo determinati nel lottare per il rispetto dei diritti nelle nostre avanzate e altamente imperfette nazioni democratiche, quanto più saremo utili per la difesa dei diritti umani in quei paesi dove sono apertamente e costantemente violati.
Quindi il satyagraha mondiale passa anche, nel nostro livello nazionale, per tutte quelle battaglie tradizionalmente radicali di legalità, come quella per gli otto senatori eletti e non nominati, quella per un informazione corretta e completa che renda ai cittadini il diritto a conoscere per deliberare, quella per il recupero della seconda scheda elettorale, una battaglia questa, vinta una prima volta da Marco Pannella quando in occasione del referendum sul divorzio riuscì a rendere effettiva una potenzialità di democrazia diretta che era rimasta sulla carta per decenni; vittoria successivamente vanificata attraverso una infinita serie di violazioni; violazioni delle procedure, violazioni dei risultati, violazioni dello spirito stesso dello strumento referendario, violazioni che hanno impedito il realizzarsi di riforme sostanziali e radicali sulle leggi elettorali, sulla giustizia, sulla legalizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti, sul miglioramento della legge sull’aborto e molte altre. E’ il momento di recuperare quello strumento e di non gettare tutto il lavoro precedente, in particolare a mio avviso dando inizio ad un lavoro sull’abolizione del quorum, a livello nazionale, lavorando sul livello locale, sui tanti livelli locali, degli strumenti di democrazia diretta, organizzando iniziative coordinate e contemporanee come Diego Galli ci suggerisce.
Il satyagraha mondiale passa anche nel nostro paese per tutti quei temi radicali che non sono la difesa a oltranza di una corporazione, di una conventucola o di casi singoli, di zone di ombra e di privilegio, ma sono storicamente la legalità la nonviolenza la disubbidienza civile gli istituti di democrazia diretta, l’antiproibizionismo per il governo dei fenomeni sociali, il rispetto dei diritti umani e civili universali fino al fondamentale diritto ad essere informati correttamente.
Il Satyagraha radicale ha preso avvio ormai da anni: vorrei ricordare un satyagraha nel 2001, quando migliaia di carcerati digiunarono per un apparentemente futile motivo, la legalità del parlamento; il satyagraha dei montagnard, che digiunarono in migliaia per un apparentemente lontano motivo, la presenza delle donne nel governo afgano. Si è intrecciato con la lotta nonviolenta contro la pena di morte, per una morte senza pena (eutanasia), contro la pena nella vita (libertà di cura, di terapia e di ricerca scientifica, abolizione della miseria ); il satyagraha ha preso forma con l’appello per Israele e la Turchia nell’Unione Europea, si è poi allargato al popolo tibetano e a quello cinese, si è arricchito di contributi che hanno indicato possibili ambiti come l’ambiente, l’energia, il rapporto fra uomo e animali, fra uomo e natura; il satyagraha comincia in casa propria ogni giorno e si allarga fino a comprendere la dimensione planetaria senza la quale ogni particolarismo è vano.
E in casa propria, in casa nostra, in Italia, non c’è che l’imbarazzo della scelta per individuare possibili campi d’azione; ieri Rita ci informava sulla sentenza della corte di cassazione del 10 gennaio secondo la quale la coltivazione domestica di piccole quantità di piante di canapa indiana non è lecita. Per i supremi giudici della IV^ sezione penale è da perseguire penalmente la coltivazione, sul balcone di casa, anche di una sola piantina di marijuana, indipendentemente dalle sue caratteristiche droganti. Con il verdetto depositato oggi si dice che è penalmente rilevante la coltivazione a prescindere dalla quantità: "La coltivazione di canapa indiana va sanzionata indipendentemente dall'ampiezza del numero di piante contenenti sostanze tossiche", si legge nella sentenza. Sentenza che contraddice quella del 10 maggio dello scorso anno, quando la Corte aveva assolto un giovane per aver coltivato nel proprio fondo cinque piante di marijuana, perché il fatto non sussisteva, individuando una netta differenza tra la coltivazione in senso tecnico e la detenzione per uso personale. Sostenendo che la cosiddetta coltivazione "domestica" era equiparata alla detenzione per uso personale, ragione per cui la condanna del giovane romano era stata annullata senza rinvio; infatti l’uso personale non è punibile grazie al referendum radicale che ha abrogato l’articolo 1 della legge Iervolino Vassalli, là dove sosteneva che anche l’uso di sostanze stupefacenti è reato. Invece, questa volta, secondo i giudici supremi, il referendum ha reso penalmente lecita solo la detenzione, l'importazione e l'acquisto di sostanze stupefacenti ad uso personale. Non la coltivazione, quindi, che resta "assolutamente vietata". Anche se si tratta di una sola piantina sul balcone di casa; cioè si può, per uso personale, finanziare il mercato illegale ma non produrre autonomamente.
Siamo del resto abituati a queste schizofrenie della legge, e sappiamo come in ognuno delle decine di processi che i radicali hanno avuto per le loro disobbedienze civili sull’argomento sostanze stupefacenti le sentenze e le motivazioni siano state varie e differenti. E l’argomento droga ci riporta a considerare come non sia possibile delimitare specificamente un ambito d’intervento senza allargare la visione; le sostanze stupefacenti c’entrano con le organizzazioni criminali, c’entrano con gli stili di vita del mondo politico passato, penso al caso Montesi, che fu l’occasione di inizio di una delle prime battaglie radicali per la legalizzazione delle droghe, e presente. Le sostanze stupefacenti c’entrano con il conflitto afgano e più in generale con il terrorismo che si finanzia anche con le coltivazioni d’oppio; c’entrano con la politica economica e con l’economia politica, perché costituiscono una buona percentuale di tutti quei flussi di denaro al nero che se anche non sono considerati nei conti pubblici hanno su questi un’influenza se non altro perché li rendono assai imprecisi.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che le droghe sono farmaci e viceversa; ci sono malati di cancro, di sclerosi, di aids, che troverebbero e trovano, in altri paesi, sollievo ai loro sintomi attraverso l’uso di medicinali che in Italia non sono disponibili, se non a caro prezzo, come il Marinol, il Sativex, il Bedrocan ; il ministero della sanità olandese, per esempio, controlla e cura la coltivazione della cannabis, oltretutto biologica, per la produzione di farmaci. Mentre in Italia i malati delle stesse patologie devono rinunciare perché impediti da una burocrazia cieca e sorda che limita l’accesso ai farmaci e soprattutto ai rimborsi.
Il nostro Satyagraha deve riuscire a allargarsi fino a comprendere l’intero pianeta, da una parte, ma anche ad infilarsi nelle infinite pieghe e piaghe di illegalità e quindi di sofferenza che esistono vicino a noi.
Non posso fare a meno di intervenire sull’aborto, anzi ne sento il dovere, molto brevemente. Non mi interessa la filosofica disquisizione se e quando il prodotto del concepimento acquisisca diritti; tanto meno prendo in considerazione il millantato credito di coloro che vorrebbero sostituirsi alle donne nel controllo della riproduzione, e lo tentano da secoli; la legge 194 nacque per attenuare e compromettere lo spirito che aveva guidato la battaglia radicale, cioè la conquista di un diritto di scelta, diritto formale, perché quello sostanziale le donne lo hanno già per natura, per biologia, per storia e per antropologia; tanto che prima non è che non abortissero, abortivano di nascosto, illegalmente, pericolosamente e dolorosamente, ma abortivano lo stesso. Vorrei invece proporre a questi difensori dei diritti umani una moratoria sulle mutilazioni genitali femminili, piaga che insiste su più di cento milioni di donne nel mondo, ed è con questo auspicio che per questa volta vi saluto
arrivederci e grazie
Claudia Sterzi
mercoledì, gennaio 09, 2008
Discorso senza Montagna (né capo, né coda, “duit à un étage moyen”)
Ieri l'altro, sul tardi, per prepararmi alla mia entrata nell'anno cristico, ho fondato il Giudaismo. Poche ore dopo, il Cristianesimo stesso. Va detto che prima ciavevo provato col buddismo e con un'altra religione che non mi ri ricordo nemmeno, ma ero stato fottuto sul tempo da qualche altra dovuttissima (come direbbe il t9) civiltà AI (come direbbero Spielberg, Aldiss e Kubrick, in ordine di mancanza di genio). Il resto della partita (e del giorno) lo ho passato a battagliare curturarmente con quella zoccola di Isabella di Spagna, con alterni risultati, finché la majala non mi dichiarato guerra apertis armis ed ho avuto infine occasione di stiacciarle la testa. A.D. (cioè Anno Disidmeier) 1944 ho preso anche Toledo (Madrid m'era toccato raderla al suolo, e Siviglia è un mio camitissimo fiore all'occhiello ormai da millenni), ma per farlo, in settant'anni e rotti di guerra, sono stato costretto a coscrivere (quasi coscritto a costringere) quasi la metà della mia popolazione restando indietro su molte tecnologie, fra cui quelle spaziali. I malinesi (già mia bestia negra in altri match) sono avanti su tutto e, a guardare i punti, anche i miei amici americani e Caterina la Russa (che pure mi fornisce dell'essenziale carbone – con giunta d'argento e oro - in cambio dell'uranio) mi fanno ciao ciao dalla vetta della classifica. Epperò, sorpresa, tutti mi vogliono bene (salvo gli Egizi, campioni di quantità di superficie, che immagino proprio per questo me ne vogliano - vedi sotto). La mia unica speranza è riuscire in tempo a costruire le Nazioni Unite di modo da esserne candidato alla segreteria (in concorrenza con la Faraona – vedi sopra), eletto segretario e, chissà mai, Signore del Mondo (il che, non potendo esserlo del Tempo e dello Spazio, è già parecchio meglio di cinque mazzate al giorno).Libertà di Parola o Pacifismo? Contentezza per la varietà delle opinioni e più dieci per cento di Scienza o costi aggiuntivi per le (ormai inutili) truppe e più cento per cento di Grandi Personaggi? Sulla soglia dell'epilessia indotta, mi sono schiantato a letto e ho dormite 14 meravigliose ore, perdendomi telefonate e messagi di tutti quelli che avevano smessaggiato e telefonato alle ore più ragionevoli - ma non è che siccome il mio fuso più standard è dalle 4 a mezzogiorno io abbia mai voluto stabilire che questa fosse la mia norma, è che uno fa un po' il cazzo che gli pare – e baci a tutti – e comunque grazie delle carezze, ci vediamo sulla pelata del Golgota. Vostro, anche per quest'anno, g.
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giovedì, gennaio 03, 2008
Sorti, bisorti, porci e salmì e il Manzoni e il Prati chè studiammo al classico

Consideravo l'entità dell'aumento del biglietto dei treni e, con aplomb britannico, saltavo su un piede per la casa e gridavo:
"Sono dei porci!!!! Andrebbero impiccati ai primi lampioni disponibili!!!!".
Così, mentre di colpo rivedevo e, chissà, forse rinnegavo anni di teoria e di pratica nonviolenta (normalmente evito perfino di fare questione con gli impiegati delle poste e i funzionari del provveditorato), mia madre mi si avvicinava smarrita e mi chiedeva:
"Ma di che ti preoccupi? Piuttosto, che tu sappia, io gli omosessuali li posso insultare o no? Cosa ha deciso il parlamento?".
La povera donna, di solito poco interessata alle abitudini sessuali del prossimo, si allontanava smarrita.
Io, da parte mia, pensavo:
Son forse queste le magnifiche sorti e progressive?
E innalzavo al Padoa Schioppa (e dico Padoa Schioppa non, Dio ne scampi e liberi, Rossi Esposito) in salmì un cantico che forse non morrà.
O forse sì
ma noi povera e non trista plebe
preghiamo e perdoniamo.
Ora vado che mi si sta scongelando l'embrione ...
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